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Una catasfrofe. Oltre 1.300 persone risultano disperse e almeno 165 sono state confermate come morte a seguito delle inondazioni e delle frane al confine tra Nepal e Tibet. Lo ha riferito l'agenzia nepalese per la gestione delle emergenze precisando che il bilancio è ancora provvisorio e che sarebbero coinvolti degli stranieri.
Escursionisti e alpinisti da tutto il mondo affollano la nazione himalayana per mettersi alla prova su alcune delle vette più alte del mondo, tra cui il Monte Everest. "Non c'era tempo per scappare, l'acqua è arrivata in mezz'ora travolgendo tutto". Con questa testimonianza diretta da Dhunge, nel distretto nepalese di Nuwakot, si misura la violenza dell'apocalisse che ha travolto il confine tra Nepal e Cina nelle ultime trentaquattr'ore. Una gigantesca valanga di ghiaccio e rocce, precipitatasi dai versanti tibetani nel bacino del fiume Lhende e incanalatasi lungo il Bhote Koshi, ha generato una colata detritica senza precedenti che ha letteralmente spazzato via interi villaggi montani, inghiottito snodi di confine e reciso le comunicazioni su entrambi i lati della frontiera. Mentre i bilanci ufficiali continuano ad aggiornarsi a ritmo frenetico, le vittime accertate superano quota 160. In Nepal, la Polizia Nazionale ha confermato il recupero di 157 corpi, mentre le autorità cinesi della Regione Autonoma del Tibet hanno segnalato almeno tre morti accertati nel distretto di Gyirong. Ma è il dato sui dispersi a delineare la reale portata della tragedia: oltre 800 persone in Nepal e centinaia sul versante cinese figurano come irreperibili.










