Solo pochi anni fa quando nel dibattito pubblico si parlava di «cultura woke», si assisteva a un’alzata di scudi, accompagnata dalla categorica e indiscutibile affermazione che la cultura woke non esiste ed è una invenzione del mondo conservatore cattolico. Ma, come la saggezza popolare insegna, le bugie hanno le gambe corte.

Al punto che oggi la cultura woke è al centro del dibattito culturale e politico e nessuno osa più negarne l’esistenza. «Woke» è termine inglese, che significa «sveglio, vigile, attento», ma viene utilizzato per connotare un pacchetto di istanze sociali che rientrano nella categoria dei cosiddetti «diritti civili», dal diritto all’identità fluida al diritto al suicidio assistito, al diritto al figlio con utero in affitto e compravendita di gameti.

La «translattazione» e il nuovo diritto all’allattamento transgender

Proprio in questi giorni questa nefasta cultura – che sarebbe più corretto chiama ideologia, considerando che cultura significa «educare la mente a conoscere la natura» (Cicerone) – si è arricchita di una nuova perla: il diritto all’allattamento al seno per le persone transgender.

Una coalizione sanitaria dello Stato del Maine (Usa) dedicata alla promozione dell’allattamento al seno, al fine di contrastare «ingiuste discriminazioni fra uomini e donne», propone di aiutare le persone transgender e le famiglie «Two Spirit», assicurando loro la «translattazione», procedura con cui si induce la produzione di latte negli uomini che si identificano come donne.