Il processo contro Meta in aula in California, presso la corte federale di Oakland, va avanti con la testimonianza di Adam Mosseri, Ceo di Instagram. Un intervento ancora parziale che riprenderà proprio oggi, mercoledì 26 agosto. Al cuore del processo, l’impatto di Instagram e Facebook sui minori: quattro Stati accusano il colosso di aver progettato funzioni capaci di aumentare la dipendenza dei più giovani, pur conoscendone i rischi, attraverso algoritmi, scroll infinito, notifiche e filtri estetici. Al vaglio anche l’ipotesi per cui i dirigenti di Meta, e quindi Mosseri e lo stesso Zuckerberg, avrebbero fornito informazioni fuorvianti al pubblico su alcune funzionalità di sicurezza per i minori e su ricerche interne correlate. Meta ha negato le accuse. Il colosso di Zuckerberg rischia di dover sborsare risarcimenti stellari. Secondo alcune stime, si potrebbe anche superare i 200 miliardi di dollari.Detti e non detti. Al centro della testimonianza resa ieri dal Ceo di Instagram Mosseri, le ricerche sulla sicurezza dei minori e i dati relativi agli strumenti di protezione dei minori. "Non sto cercando di incoraggiare il mio team a nascondere nulla", ha dichiarato Mosseri, cui il procuratore generale del Colorado Slothouber ha chiesto se fosse a conoscenza del fatto che gli avvocati di Meta potessero aver chiesto al personale interno dell'azienda di non condividere informazioni relative a ricerche sulla sicurezza dei bambini sotto i 13 anni e a problematiche di salute mentale degli adolescenti. Mosseri ha affermato che no, "non si sorprenderebbe" se gli avvocati di Meta avessero esaminato ricerche sulla sicurezza dei minori per complesse ragioni legali e di policy, ma sarebbe “sbalordito” se le motivazioni fossero state quelle di tutelarsi in caso di potenziali contenziosi e di ingannare il pubblico. Ha comunque ammesso che l'azienda ha limitato il numero di dipendenti che potevano accedere a determinate ricerche interne in seguito alla fuga di notizie del 2021 da parte della whistleblower Frances Haugen, riguardante documenti aziendali sulla salute mentale di bambini e adolescenti. Nessuna riduzione a suo dire, invece, del numero di ricercatori che studiano i danni alla salute mentale dei giovani dopo le rivelazioni del 2021 di Frances Haugen (il caso dei “Facebook papers”). "Non sono d'accordo con questa interpretazione", ha affermato Mosseri. "Non credo che il team sia stato ridotto, è stato semplicemente centralizzato".Quanto agli strumenti di protezione dei minori, a domanda sulla mancata divulgazione dei bassi numeri di utenti delle funzionalità di Instagram pensate per la sicurezza degli adolescenti, Mosseri le ha liquidate con un: "Non pubblichiamo ogni singola statistica". Incalzato dal procuratore Slothouber, che gli ha chiesto specifiche informazioni sullo strumento chiamato "Take a Break", pensato per incoraggiare gli adolescenti a chiudere Instagram dopo aver visualizzato i contenuti per un po' di tempo, ha risposto: "Ho sicuramente affermato pubblicamente che i tassi di adesione sono bassi", ha risposto Mosseri. "Non so se ho mai fornito cifre precise". Tassi bassi, tanto da non superare l'1,8% degli adolescenti iscritti.