Il numero uno di Instagram Adam Mosseri ha ammesso che per anni gli strumenti introdotti dalla piattaforma per convincere gli adolescenti a ridurre il tempo trascorso sul social sono stati utilizzati da una percentuale minima degli utenti. Lo ha detto nella sua testimonianza nel processo in corso a Oakland, in California, dove Meta è accusata di avere progettato Instagram e Facebook in modo da favorire un utilizzo compulsivo da parte dei minori, minimizzandone contemporaneamente i rischi davanti al pubblico e ai genitori.

Il procedimento è parte di un’azione avviata complessivamente da 29 Stati americani contro Meta. Al centro del caso ci sono sia le caratteristiche dei prodotti che favoriscono un uso prolungato delle piattaforme, sia la raccolta dei dati di utenti con meno di 13 anni senza il consenso dei genitori, che avrebbe violato la normativa federale sulla privacy dei bambini. Meta respinge le accuse e sostiene di avere investito per anni nella protezione degli adolescenti. La testimonianza di Mosseri è particolarmente importante perché è la prima di un dirigente di così alto livello nel processo. È atteso sul banco dei testimoni anche il fondatore e amministratore delegato di Meta Mark Zuckerberg. Il processo, iniziato ad agosto davanti alla giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers, dovrebbe durare circa sei settimane.