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MPS, la banca un tempo nota come Monte dei Paschi di Siena, ha presentato un piano per comprare Banco BPM e Banca Generali. L’operazione è stata annunciata lo scorso giovedì, vale 34 miliardi di euro in totale, ed è una mossa evidentemente difensiva di MPS per non farsi comprare da Intesa Sanpaolo.

L’idea è diventare talmente grande da costringere Intesa a rinunciare, ma per farlo l’amministratore di MPS Luigi Lovaglio ha organizzato a sorpresa due offerte pubbliche di scambio con moltissime incognite e incastri improbabili, e che non hanno convinto esperti e investitori finanziari. Una delle conseguenze è che nei giorni scorsi il prezzo delle azioni di MPS è sceso, così come quello di Banco BPM e di Banca Generali.

Il primo problema sono i tempi. L’offerta di Intesa su MPS è stata annunciata a inizio giugno e il 10 settembre riceverà con ogni probabilità l’approvazione dell’assemblea dei soci per l’aumento di capitale necessario. Tra la fine di settembre e l’inizio di dicembre è atteso il periodo di adesione all’offerta, in cui cioè gli azionisti di MPS devono decidere se accettare le condizioni proposte da Intesa e venderle le loro azioni.

L’operazione annunciata da MPS invece entra solo ora nelle prime fasi ed è possibile che, se anche andasse tutto bene, il periodo di adesione partirebbe dopo l’eventuale acquisizione da parte di Intesa. Ma non è neanche detto che si arrivi alla formalizzazione, perché già queste prime fasi sono incerte per MPS.