| 26 Agosto 2026 03:01 |
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(Adnkronos) – Con il “D-Day economico” contro l’Iran, il presidente americano Donald Trump e il segretario al Tesoro Scott Bessent ricorrono all’ennesima strategia per uscire da “un’avventura militare andata male” e “stanno ribaltando l’approccio consueto, costringere gli avversari a piegarsi alla volontà americana”. E’ l’analisi sul New York Times di David E. Sanger, che evidenzia come solitamente gli Usa affrontino un problema – come lo smantellamento del programma nucleare iraniano – con la diplomazia, per poi passare a sanzioni economiche sempre più severe con l’aggiunta di un elemento di coercizione qualora la diplomazia non porti a risultati, tenendo l’intervento militare come ultima opzione.
Trump è passato direttamente ai bombardamenti dopo un breve round di diplomazia con l’obiettivo di costringere l’Iran a rinunciare alle sue scorte di uranio arricchito e forse rovesciare il governo, ma gli attacchi hanno fallito su entrambi gli obiettivi, al costo di 18 vite americane, centinaia o migliaia di morti iraniani e un costo che analisti indipendenti stimano in oltre 100 miliardi di dollari, anche se le stime del Pentagono sono inferiori. “Solo ora”, continua, Trump e Bessent tentano “un altro grande esperimento”, la ‘Operation Economic Outcast’ descritta dalla Casa Bianca come una “campagna senza precedenti per recidere ogni fonte di sostentamento economico” per la Repubblica islamica. E, è l’analisi, “il piano non è inverosimile”, si tratta di bloccare ogni transazione che convogli denaro verso Teheran, ma vi sono una serie di interrogativi.














