Dopo mesi di guerra e dopo aver tentato senza successo di piegare l’Iran con la forza militare, l’amministrazione di Donald Trump cambia nuovamente strategia e torna alla pressione economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato lunedì quella che Washington ha definito una nuova offensiva contro l’economia iraniana, battezzata Operation Economic Outcast, con l’obiettivo di isolare Teheran e colpire tutti i canali attraverso cui il regime continua a procurarsi denaro e tecnologia.

Il piano, scrive il New York Times, rappresenta un cambio di approccio significativo. Normalmente, le sanzioni economiche arrivano dopo il fallimento della diplomazia e prima dell’eventuale ricorso alla forza, Trump aveva scelto di passare rapidamente ai bombardamenti. Ora, dopo mesi di conflitto, Washington torna a puntare sulla leva economica. Bessent ha definito l’operazione un «Economic D-Day» e promesso una campagna destinata a «stringere il cappio» attorno all’Iran. L’obiettivo, ha spiegato, è «far crollare ogni ultima possibilità» del regime e continuare a esercitare pressione fino a quando Teheran non sarà completamente isolata.

Le prime misure riguardano più di sessanta tra società, individui e navi coinvolti nell’approvvigionamento di tecnologie nucleari e missilistiche, oltre ai settori delle criptovalute, dell’oro e dell’aviazione. Ma il pacchetto annunciato dal Tesoro è soltanto l’inizio: Bessent ha anticipato nuove ondate di sanzioni nelle prossime settimane, compreso il possibile coinvolgimento di una grande istituzione finanziaria. L’operazione punta in particolare a cinque settori – asset digitali, tecnologia, finanza, oro, aviazione e trasporti marittimi – e che le prime misure hanno già colpito entità con sede negli Emirati Arabi Uniti, a Hong Kong, in Cina, Singapore, Svizzera ed Europa.