Il «D-Day economico», la guerra di sanzioni che gli Stati Uniti vogliono scatenare per «isolare l’Iran con azioni senza precedenti» è diventata rapidamente - anche ieri nelle dichiarazioni dell’amministrazione americana - una minaccia nei confronti dei Paesi che fanno affari con il regime di Teheran, che comprano petrolio iraniano e in definitiva sostengono l’economia degli ayatollah. In primo luogo la Cina, da anni il principale acquirente di petrolio iraniano . Ma anche India e Turchia. E poi Russia, Emirati Arabi e Pakistan.
Scott Bessent, durante una conferenza stampa da Washington, ha annunciato «l’avvio immediato dell’operazione Economic Outcast», una nuova serie di sanzioni secondarie, parte di un’ampia «offensiva economica per emarginare l’Iran e tagliare i legami finanziari di Teheran in tutto il mondo»: «Il nostro obiettivo - ha ripetuto il segretario al Tesoro - è recidere ogni ancora di salvezza economica che sostiene questo regime tirannico, fino a quando Teheran non resterà completamente isolata»
PIù in dettaglio, Bessent ha elencato cinque settori chiave che verranno presi di mira dalle sanzioni secondarie: risorse digitali, oro, tecnologia, aviazione e trasporto marittimo. «Metteremo fine all’accesso al sistema del dollaro per coloro che riciclano denaro iraniano», ha minacciato











