Il Tesoro americano, guidato da Scott Bessent, ha tentato ancora una volta un’operazione twist sui tassi dei titoli pubblici a lunga scadenza, denominata Qe2 (Quantitative Easing 2), che però non rispecchierebbe la sostanza dell’operazione in quanto non crea maggiore base monetaria.

Essa ha suscitato critiche per la sua inefficacia o, più esattamente, per i suoi modesti effetti iniziali, poi quasi interamente annullati.

Ciò che sorprende è...la sorpresa, perché il primo esperimento (quello condotto nel 1961 dall’amministrazione Kennedy appena insediata, che prese il nome dal ballo allora in voga) attuato per abbassare i tassi a lunga scadenza al fine di stimolare gli investimenti, tenendo elevati quelli a breve, per frenare il deflusso di dollari, portò agli stessi deludenti risultati, ma non fu sottoposto a critiche così aspre.

Nel 2011, in questo caso per iniziativa della Federal Reserve, l’operazione fu ritentata vendendo titoli a breve nel suo portafoglio e acquistando titoli a lungo.

A questo punto gli studiosi si impegnarono a capire le ragioni dell’insuccesso, incontrando in Franco Modigliani e Richard Sutch coloro che proposero una spiegazione con la chiave di lettura della loro preferred habitat theory, concludendo che queste operazioni non potevano mutare le scelte del mercato riguardo alla curva dei rendimenti secondo la scadenza; con Giorgio La Malfa abbiamo avuto la fortuna di assistere al Mit alle incalzanti analisi di Modigliani in materia e, rientrati in Italia, abbiamo pubblicato il primo saggio sulla nostra yield curve.