Martedì 18 agosto alcuni caccia israeliani hanno attaccato la base aerea di Abu al Duhur, nel nordovest della Siria, attirandosi la condanna degli Stati Uniti, del Regno Unito, delle Nazioni Unite e dei paesi della regione. Il governo israeliano ha detto che l’intelligence aveva segnalato movimenti militari turchi nella zona.

In un’intervista successiva, l’ambasciatore statunitense in Turchia e inviato speciale per la Siria Tom Barrack ha dichiarato che gli Stati Uniti erano stati informati dagli israeliani sei giorni prima dell’attacco. Ma i servizi segreti statunitensi avevano fatto delle verifiche e non avevano trovato nessuna conferma di quelle segnalazioni.

L’incidente non solo riflette un cambiamento nelle dinamiche tra Turchia e Israele, ma segnala anche un riassetto regionale che non ha più Tel Aviv al suo centro.

Considerando l’attacco israeliano alla base siriana come una provocazione, Ankara ha evitato di aggravare la situazione e ha invece offerto una via d’uscita dalla crisi. Ha inquadrato la vicenda non come un problema di relazioni bilaterali, ma come una questione tra Israele e gli Stati Uniti, e tra Israele e le intese regionali e internazionali.

Normalmente c’è un meccanismo di prevenzione dei conflitti tra la Turchia e Israele. Tuttavia, come ha indicato Barrack nell’intervista, Israele non ha avvertito la Turchia dell’attacco, e questo avrebbe potuto innescare una risposta militare.