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Si alza il livello dello scontro tra Israele e Turchia sul futuro della Siria. Dopo il raid israeliano di due giorni fa contro una base militare nella parte centrale del Paese, Ankara respinge le accuse di un rafforzamento militare al confine, mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu ribadisce che lo Stato ebraico non accetterà una presenza turca sempre più radicata sul territorio siriano.In mezzo resta Damasco, guidata dall’ex qaedista Ahmad Sharaa, sostenuta dagli Stati Uniti e al tempo stesso strettamente legata alla Turchia. Una posizione delicata, soprattutto mentre il governo siriano mantiene da mesi un dialogo diretto con Israele per arrivare a un’intesa sulla sicurezza con la mediazione americana.Netanyahu: «Non tollereremo un radicamento militare turco»
Netanyahu ha chiarito la posizione israeliana in una nuova dichiarazione ai media: «Non tollereremo un radicamento militare turco che avanza verso sud, perché questo ci minaccia». Il premier ha inoltre spiegato che Israele aveva inizialmente avvertito Ankara «in termini generali» e che, non avendo ricevuto risposte ritenute sufficienti, si sarebbe poi «assicurato che lo capissero più chiaramente».











