La morte di una bambina di quattro anni a Palermo per difterite ha riportato con urgenza l’attenzione su un allarme che medici e igienisti segnalano da tempo: in Sicilia le coperture vaccinali dell’infanzia sono troppo basse per garantire l’immunità di comunità.
Per patologie come difterite, poliomielite, pertosse e morbillo, le autorità sanitarie internazionali e il Ministero della Salute indicano una soglia minima stabile del 95%. L’Isola, però, si colloca pericolosamente al di sotto di questo livello di sicurezza.
La Regione Siciliana ha istituito d’urgenza una task force, su impulso dell’assessore alla Salute Marcello Caruso, incaricata di vigilare su eventuali altri casi e di proporre interventi straordinari di recupero. Nelle stesse ore l’Istituto Superiore di Sanità ha confermato la positività dei campioni biologici al Corynebacterium diphtheriae, con rilevazione del gene della tossina responsabile della forma respiratoria della malattia.
La mappa del declino: i numeri della crisi
Il calo delle vaccinazioni in Sicilia non può essere liquidato come un effetto temporaneo della fase acuta del Covid. I dati ufficiali del Ministero della Salute descrivono un trend di riduzione costante e strutturale che precede la pandemia e si protrae negli anni successivi. Prendendo come riferimento la copertura a 24 mesi per la poliomielite, da sempre proxy dell’esavalente (difterite, tetano, pertosse, polio, epatite B, Haemophilus influenzae tipo B), la traiettoria è netta:












