Una bambina di quattro anni muore a Palermo per una sospetta difterite. Se la diagnosi sarà confermata dall’Istituto Superiore di Sanità, sarà il primo decesso in Italia dal 1991. Trentacinque anni dopo, ancora una bambina non vaccinata.
Una notizia del genere impone anzitutto di ricordare che la difterite non appartiene alla storia della medicina. È una malattia grave, potenzialmente letale, che continua a circolare nel mondo e in Europa. In Italia non la vedevamo quasi più perché i vaccini l’avevano resa rara.
Il paradosso della prevenzione è che il suo successo fa perdere memoria delle malattie. Le generazioni più giovani non hanno visto bambini soffocare per difterite o finire nel polmone d’acciaio per poliomielite. Proprio perché queste malattie sono diventate rare, per molti il rischio appare remoto e finiscono per pesare di più i timori legati ai vaccini.
I numeri siciliani dicono che non siamo davanti a un problema teorico. La copertura a 24 mesi per l’esavalente è scesa dall’89,2% del 2020 all’85,1% del 2024, con un temporaneo recupero al 90,3% nel 2022. In due anni sono andati persi 5,2 punti percentuali e nel 2024 la Sicilia era ultima tra Regioni e Province autonome, quasi dieci punti sotto l’obiettivo nazionale del 95%. Sono percentuali che corrispondono a bambini non protetti e aumentano la quota di persone suscettibili, creando le condizioni perché malattie che credevamo consegnate ai libri di storia tornino a circolare.











