Una bambina di quattro anni è morta all'ospedale dei Bambini di Palermo per una sospetta difterite. Il direttore sanitario Domenico Cipolla non ha dubbi sulla causa, ma la conferma formale arriverà lunedì con i risultati dell'Istituto superiore di sanità. La procura ha sequestrato la salma e disposto l'autopsia. La bambina non era vaccinata.La settimana scorsa aveva avuto febbre, vomito, poco appetito. In casa hanno pensato a una tonsillite. In ospedale è arrivata sabato, a Villa Sofia-Cervello, dopo giorni e su indicazione della pediatra di base, che prima non aveva avuto modo di visitarla: la piccola non era quasi mai stata portata a un controllo. Le condizioni sono precipitate in poche ore. Intubazione, trasferimento d'urgenza in rianimazione al Di Cristina. La tossina aveva già aggredito cuore, fegato e colon. "Abbiamo fatto di tutto", dice Cipolla.Sentiti dai medici, i genitori – famiglia dello Zen – hanno raccontato di non aver vaccinato la figlia perché un parente è autistico e si erano convinti che la colpa fosse del vaccino. L'antidifterica è obbligatoria e gratuita da zero a sedici anni, compresa nell'esavalente somministrato nei primi mesi di vita. Un cugino di quattro anni, ricoverato con gli stessi sintomi, aveva completato il primo ciclo: non è in condizioni gravi. Gli altri tre fratelli della bambina sono stati vaccinati dall'Asp nelle ore successive alla morte. La pediatra ha scritto a tutte le famiglie dei suoi pazienti chiedendo di regolarizzare con urgenza il calendario.In Italia la difterite è materia da storia della medicina: negli ultimi trent'anni sei casi accertati, nessuno letale, tutti provocati da ceppi che non producevano tossina. Un decesso non si registrava da oltre dieci anni. Le coperture, però, si sono mosse. In Sicilia il ciclo di base contro difterite, tetano, pertosse e polio si ferma all'85,13 per cento nella coorte dei nati nel 2022, contro una media nazionale del 94,46: l'isola è all'ultimo posto in Italia. Sui richiami dei cinque-sei anni in Sicilia non si arriva al 68 per cento, mentre la media supera l'84.Prima di questo caso, l'ultimo decesso per difterite in Italia risaliva al 1991: anche allora una bambina non vaccinata. Da lì in poi solo casi sporadici, quasi tutti importati e non tossigeni. Il resto d'Europa ha già visto cosa succede quando la copertura si dirada: nel 2015 a Olot, in Catalogna, è morto un bambino di sei anni, primo caso spagnolo dal 1986; l'anno dopo ad Anversa una bambina di tre. Nessuno dei due era vaccinato, per scelta dei genitori.Sul Foglio di oggi Matteo Bassetti scrive di analfabetismo sanitario: la difficoltà a distinguere "una prova scientifica da un'opinione", un rischio reale da una leggenda, una raccomandazione di sanità pubblica da una presunta libertà individuale. Il conto, scrive, arriva sempre: nelle vite delle persone, negli ospedali, nei bilanci dello stato. Costruire un nemico – il medico di regime, lo scienziato al soldo di Big Pharma, il vaccino imposto – resta più semplice che spiegare i dati, ammettere gli errori, investire nella prevenzione.Sui social l'infettivologo è ancora più diretto. Non possiamo accettare che nel XXI secolo un bambino muoia di una malattia che la medicina sa prevenire. La memoria delle vaccinazioni non può essere affidata al caso, spiega sul suo profilo Facebook: è una responsabilità collettiva. E punta il dito contro i messaggi no-vax che da anni arrivano da una certa parte politica, sia in italia sia negli Stati uniti di Trump e Kennedy jr.