«La morte a Palermo di una bambina di quattro anni, in un quadro di sospetta difterite, impone rispetto, prudenza e attenzione. In attesa che gli accertamenti diagnostici e le autorità sanitarie definiscano con precisione tutti gli elementi del caso, l’episodio richiama l’attenzione su una realtà importante per la sanità pubblica: le malattie infettive rese rare grazie alle vaccinazioni non sono necessariamente scomparse e, quando incontrano persone suscettibili, possono tornare a manifestarsi anche in forme particolarmente gravi». Lo afferma Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano Statale, past president di Anpas e vicepresidente di Samaritan International, dopo che una bambina di 4 anni, Anna Rosa Bartolotta, è morta all’ospedale Civico di Palermo per difterite. La difterite è una malattia infettiva acuta e potenzialmente letale, causata nella sua forma classica da ceppi tossigeni di Corynebacterium diphtheriae. E’ una patologia soggetta a notifica obbligatoria e la tossina prodotta dal batterio può determinare non soltanto un grave interessamento delle vie respiratorie, ma anche complicanze sistemiche. «In questa fase è fondamentale evitare sia allarmismi sia minimizzazioni. Un singolo caso - aggiunge - non significa automaticamente che sia in corso un’epidemia. E’ necessario completare gli accertamenti microbiologici, ricostruire la possibile catena epidemiologica, individuare i contatti stretti e verificare l’eventuale presenza di ulteriori persone esposte». La piccola non era stata vaccinata subito dopo la nascita per volontà dei genitori. «La rarità della difterite in Italia e negli altri Paesi ad alta copertura vaccinale costituisce uno dei risultati più importanti ottenuti attraverso i programmi di immunizzazione. Proprio il successo delle vaccinazioni - conclude - può tuttavia determinare una riduzione della percezione del rischio. Quando una malattia non viene più osservata nella vita quotidiana, può diffondersi l’idea che non costituisca più una minaccia e che, di conseguenza, la vaccinazione abbia perso importanza. In realtà, molte malattie sono diventate rare proprio perché la prevenzione vaccinale ne ha fortemente limitato la circolazione e le conseguenze. Per questo motivo è necessario mantenere elevate le coperture vaccinali e continuare a garantire un’efficace sorveglianza epidemiologica».