La morte per difterite della bambina di 8 anni a Palermo ha riportato improvvisamente l’attenzione su una malattia che in Italia sembrava appartenere al passato. Ma la difterite non è scomparsa e, soprattutto, la protezione della popolazione dipende dal mantenimento nel tempo di coperture vaccinali elevate. I dati pubblicati dal Ministero della Salute consentono di osservare regione per regione quanto sia estesa la protezione dei bambini e, soprattutto, dove si aprono le crepe nel sistema.

LA CAMPANIA Per la Campania il quadro presenta due facce: sul ciclo vaccinale di base la Regione parte da una posizione relativamente favorevole. Nel 2023 la copertura contro la difterite entro i 24 mesi era del 96,33%, superiore alla media italiana del 94,76% e oltre la soglia del 95%. La vaccinazione antidifterica nei primi anni di vita viene normalmente somministrata all’interno dell’esavalente insieme alle componenti contro tetano, pertosse, poliomielite, epatite B ed Haemophilus influenzae tipo b. Il dato più recente disponibile sul portale Epicentro dell’Iss è quello relativo alle coperture 2024, riferite per i 24 mesi alla coorte dei bambini nati nel 2022.Bambina morta di difterite, la mamma accusa i medici: «Incompetenti». Il cuginetto ricoverato, la profilassi e il nodo vaccini. Cosa sappiamoMa è andando avanti con l’età che emerge la criticità campana. Per la vaccinazione antidifterica prevista a 5-6 anni, infatti, la copertura della Campania nel 2024 si ferma al 74,75%. In altre parole, il problema non è soltanto convincere le famiglie a iniziare il percorso vaccinale, diventa fondamentale «non perdere bambini lungo la strada» e garantire i richiami previsti dal calendario. Il confronto con altre Regioni rende ancora più evidente il divario. Alla stessa età l’Abruzzo arriva all’85,52%, il Molise all’89,26%, la Puglia all’86,28% e la Basilicata all’88,61%. Nei bambini della coorte 2016 valutati entro gli 8 anni, la copertura campana per la difterite risulta del 78,52%, contro il 90,30% della Puglia e l’89,39% della Basilicata. Qualche segnale positivo arriva tuttavia dai recuperi tardivi previsti per iniziativa della rete della pediatria di base. I CONTROLLI Ma dietro le percentuali si apre anche il capitolo dei controlli sull’obbligo vaccinale. A richiamare l’attenzione su questo punto è Antonio D’Avino, pediatra di famiglia e presidente nazionale della Fimp, Federazione italiana medici pediatri. «La legge 119 del 2017 sull’obbligatorietà delle vaccinazioni – avverte D’Avino – aveva previsto una serie di controlli sul rispetto della norma per l’accesso ai nidi e alle scuole dell’infanzia. Nella realtà questi controlli sono poco praticati e accade che bambini accedano alle strutture pur non avendo assolto, o avendo assolto soltanto in parte, agli obblighi vaccinali previsti nei primi anni di vita». È la cosiddetta legge Lorenzin, che ha introdotto dieci vaccinazioni obbligatorie per i minori da zero a 16 anni: antipoliomielitica, antidifterica, antitetanica, antiepatite B, antipertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b, antimorbillo, antirosolia, antiparotite e antiparticella. Per i servizi educativi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia il rispetto degli obblighi vaccinali rappresenta un requisito di accesso, salvo le condizioni previste dalla legge. Diverso è il caso della scuola dell’obbligo: la mancata vaccinazione non impedisce la frequenza scolastica ma può determinare l’applicazione di una sanzione amministrativa. «Sanzioni - conclude il presidente Fimp – che nella pratica vengono applicate molto raramente dai sindaci su segnalazione degli Istituti e il sistema perde efficacia». I NODI I nodi della rete rimandano alla capacità di far dialogare anagrafe vaccinale, Asl, pediatri, Comuni e istituzioni scolastiche offrendo alle famiglie la possibilità di recuperare le dosi mancanti. La geografia italiana, del resto, rimane molto disomogenea. Già nei dati 2023, mentre la Campania raggiungeva il 96,33% per la difterite entro i 24 mesi, la Toscana era al 97,71%, l’Umbria al 97,30% e l’Abruzzo al 96,69%. All’estremo opposto la Sicilia era all’89,44%, la Puglia al 90,36%, la Sardegna al 91,83% e la Calabria al 93,40%. La media nazionale era del 94,76%. Numeri che spiegano perché una malattia diventata rarissima non possa essere considerata definitivamente archiviata. Prima dell’introduzione della vaccinazione rappresentava una delle grandi malattie infettive dell’infanzia. Il successo dei vaccini ha modificato radicalmente questo scenario ma nel corso dei decenni è diminuita la percezione del rischio. Il vaccino antidifterico, inoltre, non determina necessariamente una protezione destinata a durare per tutta la vita dopo il ciclo infantile e per questo il calendario prevede richiami anche per adolescenti e adulti. Sulle vaccinazioni iniziate e non completate la Campania presenta il contrasto più evidente: una Regione capace di superare il 95% nel ciclo primario può scendere sotto l’80% quando arriva il momento dei richiami. Ma su questo fronte qualcosa si nuove: per i nati del 2020, valutati a 48 mesi nel 2024, la copertura antidifterica della Campania raggiunge il 95,46%. Ciò indica che una parte dei bambini inizialmente in ritardo viene successivamente recuperata.