Roma, 24 agosto 2026 - La prossima riforma delle pensioni potrebbe cominciare non a 64 o a 67 anni, ma alla nascita. Mentre la politica torna a discutere, come quasi ogni autunno, di nuove uscite anticipate, il cantiere della manovra ospita un’idea di segno opposto: aprire per ogni nuovo nato un conto previdenziale, alimentato inizialmente dallo Stato e poi dai versamenti volontari della famiglia, lasciando lavorare il capitale per sessanta o settant’anni.

Una “pensione di scorta”

Marina Calderone definisce la proposta “utile e opportuna” e conferma che il governo ne sta valutando la fattibilità. È l’approdo di una discussione sviluppatasi negli ultimi giorni sulle pagine del Corriere della Sera, attraverso interviste di Enrico Marro: prima il presidente dell’Inps Gabriele Fava, poi quello della Covip Mario Pepe, quindi il presidente dell’Ania Giovanni Liverani e infine la ministra del Lavoro. Quattro interventi che convergono sulla necessità di costruire per le generazioni più giovani un nuovo pilastro previdenziale, pur con differenze rilevanti su chi dovrebbe gestirlo. La ministra del lavoro Marina Elvira Calderone (Ansa)

L’idea di Fava è semplice: accanto alla previdenza pubblica obbligatoria e a quella complementare, creare un terzo pilastro a capitalizzazione che parta da un piccolo contributo pubblico alla nascita. Genitori e nonni potrebbero aggiungere versamenti e, una volta entrato nel mercato del lavoro, il titolare continuerebbe ad alimentare il proprio montante. Non una pensione alternativa all’Inps, dunque, ma una "pensione di scorta” costruita sfruttando soprattutto un fattore che a venti o trent’anni è già in parte perduto: il tempo.