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Dall’1 settembre il rifugio Fraternità Massi di Oulx, in Val di Susa, l’ultimo avamposto italiano per migliaia di migranti che attraversano le Alpi per raggiungere la Francia, e da lì la Germania o i paesi del Nord Europa, chiuderà per mancanza di fondi. Già negli ultimi mesi la fondazione cattolica Talità Kum, che lo aveva aperto nel 2018 per offrire un letto, pasti caldi, vestiti e assistenza, è riuscita a tenerlo aperto soltanto di notte. Ma da settembre, senza nemmeno quel minimo punto di appoggio, decine di persone che ogni giorno arrivano a Oulx rischiano di rimanere all’aperto e al freddo in uno dei punti più pericolosi della rotta balcanica e nel periodo peggiore dell’anno, quando le temperature si abbassano.
Il rifugio Massi e il paese di Oulx sono diventati un punto di riferimento per le persone migranti da circa una decina d’anni. Qui le persone si fermano per qualche ora o per alcuni giorni per prepararsi ad attraversare la frontiera dal colle del Monginevro, lungo sentieri che raggiungono i duemila metri di quota, fino al paese di Briançon. Negli anni intorno al rifugio si è formata una rete di associazioni con centinaia di volontari: l’assistenza sanitaria viene garantita dall’associazione Rainbow 4 Africa, oltre che dalla Croce Rossa, mentre la diaconia valdese offre assistenza legale gratuita.











