Alle 9,40 del mattino una carovana di uomini percorre in fila indiana le strade semideserte del centro di Oulx. Sono una cinquantina e indossano giacche a vento e scarponi da neve ricevuti dai volontari del rifugio Fraternità Massi durante quella che da queste parti chiamano «la vestizione». L’ultima e spesso unica occasione per dotarsi del necessario prima di affrontare i sentieri ancora innevati che conducono in Francia. E ricevere zaini o tracolle in cui custodire i pochi ricordi della vita da cui sono fuggiti. I cancelli del rifugio si sono chiusi alle loro spalle da qualche minuto, dopo le ultime visite in ambulatorio e una partita di calcio improvvisata in cortile. Per il resto della mattinata e parte del pomeriggio i migranti saranno assistiti per strada da un medico di Rainbow for Africa e dai volontari.

Chiuso il rifugio Fraternità Massi

Una soluzione d’emergenza resa inevitabile dalla scelta, sofferta, di tenere chiusa la struttura dalle 10 alle 17. Così da ridurre almeno in parte le spese necessarie per garantire la sopravvivenza di un progetto di accoglienza virtuoso capace di assistere ogni anno 20 mila persone. Un presidio umanitario indispensabile per il cui mantenimento occorrono 800 mila euro l’anno. Eppure, da tempo il rifugio può contare soltanto sulle donazioni dei privati, nel silenzio assordante delle istituzioni.