Torna l'eterna doppiezza rossa: la propaganda riscrive le idee progressiste per calcoli elettoralidi Giovanni Sallustilunedì 24 agosto 20263' di letturaScusate, vorremmo prendere la parola giusto un attimo prima che il contiano “Io? Mai stato wokista!” divenga ufficialmente quel che fu il veltroniano “mai stato comunista”: una solenne presa in giro acquisita come ovvietà del dibattito pubblico. Mentre il ceto politico-intellettuale di sinistra si affanna a riporre l’uniforme arcobaleno in soffitta e a raccontarsi preoccupatissimo per i salari degli operai e il carico fiscale delle partite Iva (alle loro spalle James, il domestico filippino, si contorce dalle risate), vorremmo far notare che qui si aggira un vecchio, vecchissimo, tutto novecentesco trucco della Ditta.È il ritorno spettacolare della “doppiezza” comunista, il nucleo metodologico immutato: non esiste la verità, esiste il suo adeguamento perenne alla propaganda, la riscrittura della Storia in nome delle ragioni, elettorali in primis, della cronaca. Cambia la qualità degli attori, Togliatti che imbastisce ossimorici ponti lessicali tra lo stalinismo e la democrazia è la tragedia, la corsa a rotta di collo dei vari Gori & Casalino giù dal carro del Pride permanente è commedia purissima. L’invariante è lo schema: la Storia mi sopravanza e mi sconfessa, ma io ho sempre sentenziato di averla dalla mia. Quindi simulo un aggiornamento al suo corso, arrangio qualcosa a metà tra un’autocritica e un nuovo racconto, per rimanere politicamente in vita e portare avanti la medesima agenda. Il segretario del Pci, che poche settimane prima aveva brindato compiaciuto alla sanguinaria repressione sovietica della rivolta ungherese, nel dicembre 1956 propugnò ufficialmente la «via italiana al socialismo».Nella dichiarazione d’intenti, l’accettazione della cornice costituzionale e parlamentare per perseguire l’obiettivo (il quale non cambiava: il superamento del capitalismo). Che però conviveva quotidianamente col riferimento e la subordinazione agli interessi della politica estera dell’Urss, il Paese totalitario che guidava il sistema di alleanze alternativo a quello in cui era inserita l’Italia. Altro giro di ruota rosso, altra circonlocuzione ardita: quando Enrico Berlinguer lancia l’ “eurocomunismo”, pare il taglio ombelicale con tutta una tradizione, tutt’ora celebrato dalla storiografia e dalla pubblicistica amiche.CONTORSIONI LESSICALI
È un bluff: i compagni non cambiano | Libero Quotidiano.it
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