Dal mese di luglio allo scorso 19 agosto ci sono stati otto femminicidi. Quello di Tania Terrin nel Veneziano è solo il più vicino a noi dal punto di vista territoriale. Per non parlare dei tentati femminicidi in Sardegna, Calabria, a Catania e nel Bresciano. Il femminicidio è un fenomeno trasversale, pertanto non ha classe sociale, né provenienza né colore né religione: colpisce donne italiane e straniere né gli assassini hanno una nazionalità particolare e nemmeno un colore peculiare: sono italiani e stranieri.

Da qui si deduce il fatto doloroso e inquietante che quello della violenza contro le donne è un fenomeno insito nella nostra società. Se non vogliamo continuare a montare la farsa dell'indignazione mediatica di fronte a questa vergognosa scia di sangue, per poi restare lì a non far niente, dobbiamo spingere per un cambiamento radicale di stampo culturale. VIOLENZA La violenza contro le donne si estirpa da una società soltanto attraverso una poderosa educazione alla parità di genere. Come scrive Ludovico Ariosto nell'Orlando furioso all'inizio del canto V, la parità di genere sembra connaturata in tutte le specie viventi, salvo che nella razza umana: "Parmi non sol gran mal, ma che l'uomo faccia / contra natura e sia a Dio ribello, / che s'induce a percuotere la faccia / di bella donna, o romperle un capello: / ma chi le dà veleno, o chi le caccia / l'alma del corpo con laccio o coltello / ch'uomo sia quel non crederò in eterno, / ma in vista umana un spirto de l'inferno.". Un uomo che fa del male a una donna non è degno di chiamarsi uomo, insomma. REFERENDUM L'iniziativa della raccolta firme per il referendum per l'abrogazione delle attuali restrizioni normative e a favore dell'educazione affettiva e sessuale nelle scuole per tutti va nel senso giusto. E il sentimento popolare sembra aver colto l'opportunità: indetto lo scorso 6 agosto, al 20 agosto le firme registrate nel sito del Ministero della giustizia erano quasi 192 mila. L'educazione sessuo-affettiva nelle scuole italiane dev'essere un'attività inclusiva, dunque non deve escludere nessuno, come tutte le altre approvate nel Ptof di ogni istituto.E con un'adeguata declinazione dev'essere impartita fin dalla scuola dell'infanzia. La consapevolezza del corpo e dell'affettività è la base della lotta contro il patriarcato e la violenza di genere, perciò va appresa fin da piccoli attraverso linguaggi adeguati all'età. Troppe sono ancora oggi tra i giovani le forme di sottomissione femminile al maschio, a cominciare dalla cessione delle credenziali dei profili social come testimonianza di fedeltà, da esibire per giunta come vanto.Se il tuo ragazzo ti controlla, significa che tiene a te e che sei in buone mani. Una consuetudine tossica fin troppo diffusa e accettata persino dagli stessi genitori come ordinaria, se non addirittura come positiva. Ciò significa che di educazione sessuo-affettiva non hanno bisogno solo i giovani, ma anche molti genitori, proprio quelli che oggi negherebbero l'assenso all'educazione sessuale a scuola per i loro figli. In gran parte dei Paesi europei l'educazione sessuale e affettiva è già obbligatoria per tutte le studentesse e per tutti gli studenti, tranne che in Bulgaria, Polonia, Romania, Ungheria, Cipro, Lituania. E, appunto, in Italia.