di
Enrico Caiano
Maurizio Matteo Merli, figlio del re dei poliziotteschi: «Lavoro a un documentario sul surfista Giorgio Pietrangeli»
Suo padre era il re dei poliziotteschi anni Settanta. Ancora adesso esistono comunità online e non solo che idolatrano lui e gli altri interpreti di quei film, da Tomas Milian a Franco Nero e Luc Merenda. Un genere che oggi rientrerebbe nella grande famiglia dei B movie e che entusiasmava molti padri dei ragazzi che cominciavano a scendere nelle piazze a contestare lo Stato.
Lui era Maurizio Merli, capelli biondi quanto erano scuri quelli di Franco Nero. E quello Stato invece lo faceva rispettare. Da commissario duro, inflessibile, che non rinunciava alle maniere forti e ai metodi spicci. Roma a mano armata, Italia a mano armata, Napoli violenta, si intitolavano quei film. Tutti del 1976. Il cinico, l’infame e il violento, fu il grande successo dell’anno simbolo della contestazione: il 1977. Dodici più tardi, nel 1989, quando il telefono cominciava a squillare di meno e la carriera del commissario «legge e ordine» era agli sgoccioli, Maurizio Merli morì di infarto su un campo da tennis. A 49 anni, lasciando moglie e due figli: Maurizio Matteo di 8 anni e sua sorella di 11.








