La notte dei ragazzi comincia sempre prima che si accendano le insegne dei locali. E comincia dentro lo schermo di un telefono che, ormai, non si spegne più. Le loro esistenze seguono le rotte di like e repost, da un capo all’altro del variegato e indefinito mondo scandito dalle regole del web. È lì, dentro uno smartphone, che si misura la popolarità, che si cerca un posto nel mondo, che una bravata può diventare spettacolo e uno sguardo di troppo l’innesco di una rissa. Il mondo reale arriva dopo, quando gli sciami di tenera umanità si riversano nelle strade della movida e la voglia di esserci prende il sopravvento su tutto il resto.Il problema non è soltanto ciò che accade nelle piazze o davanti a bar e discoteche. Il problema è ciò che resta quando la musica finisce. Ragazzi che sembrano fortissimi e che, quando la notte finisce, tornano a fare i conti con le proprie paure. Adolescenti alla ricerca disperata di riconoscimento, disposti a mettere in scena se stessi pur di non sentirsi invisibili. Il consenso degli altri, tradotto in like e visualizzazioni, sostituisce lentamente quello che un tempo arrivava dalla famiglia, dalla scuola, dallo sport, dalla comunità. Un cambio di passo introdotto dall’avvento di sostanze stupefacenti di nuova generazione. Non solo il fentanyl, la droga degli zombie, ma anche la shaboo, sostanza filippina apparsa di recente nell’area urbana di Cosenza.