Negli ultimi vent’anni qualcosa è cambiato in profondità nel modo in cui i più giovani cadono nella trappola della dipendenza. Una meta-analisi ripresa da Frontiers in Psychology fotografa un aumento costante della cosiddetta dipendenza digitale: riguarda l’uso dello smartphone per circa il 27% della popolazione, i social media per il 17%, internet per il 14% e i videogiochi per il 6%. E sono gli adolescenti la fascia più esposta. Accanto a questo mondo nuovo resta il fronte antico delle sostanze: secondo il World Drug Report delle Nazioni Unite oltre 330 milioni di persone nel mondo, il 6% della popolazione, fanno uso di stupefacenti, con un incremento del 5,2% in dieci anni. Un disagio giovanile sommerso, fluido, che corre più veloce degli strumenti che le famiglie hanno per riconoscerlo.
Un cervello costruito per l’emozione
Per capire perché i ragazzi siano così vulnerabili bisogna partire dalla biologia. “Per definizione il cervello di un adolescente è un cervello in neurosviluppo, la fase in cui si forma attraverso modifiche importanti, dalla nascita fino ai vent’anni”, spiega Gabriele Sani, ordinario di psichiatria all’Università Cattolica di Roma e direttore del Cepid, il Centro Psichiatrico Integrato di Ricerca, Prevenzione e Cura delle Dipendenze del Policlinico Gemelli di Roma. “In quelle fasi la parte del cervello deputata al recepimento delle gratificazioni, quella che risponde con emozioni forti, è molto più sviluppata rispetto alla parte corticale, deputata invece alla funzione inibitoria. Detto in termini semplici: è un cervello pronto alle emozioni forti e meno all’inibizione. L’esatto contrario di quello adulto”.







