BOLZANO. Le si prova tutte. La coca cola condita con paracetamolo per vedere l'effetto che fa, e anche se nulla fa lo stesso. Basta il brivido. O la corsa a picchettare su tik tok per capire quanto la mia follia sia meglio della tua nel mostrare un mix sempre più elaborato di sostanze pescate nella penombra dello spaccio urbano; o ancora internet che diventa il magazzino viveri di una nuova legione di ragazzini in cerca di un primato fittizio sulla realtà che sta sempre un gradino sopra a quello che si crede.

E' la Bolzano della cocaina. Sostanza intesa come capofila e luogo ormai identitario dell'esperienza di confine, che più è oltre più è meglio. Ma è una Bolzano che vede drammaticamente abbassarsi la soglia di età dove iniziare ad intraprendere questa strada tutta in salita: "Si inizia a 12 o 13 anni" ammette Bruno Marcato. "Arrivano da me - aggiunge il direttore di "Hands" - giovani del 2004, del 2004. Leggo la data di nascita sui documenti e mi preparo ad ascoltare. Ma è sempre più complicato".

Questi sono quelli che la prima esperienza l'hanno fatta nove, dieci anni prima. Partendo da sostanze che prefiguravano solo una speranza di sballo. La quale invece arrivava proseguendo quel cammino di ostacoli. "Ogni anno più di 1600 persone iniziano i nostri percorsi riabilitativi", dice. Sono tanti. Troppi ma solo in apparenza. Perché Bolzano è una città che cela i propri segreti dietro i suoi rigidi orari di chiusura o gli eventi con cui riempire "civilmente" le piazze di spaccio i cui protagonisti, invece, non fanno altro che spostarsi un poco più in là preceduti dal tam tam sui telefonini.