Hanno vent’anni e vivono come se il domani non esistesse. Bevono per sentirsi parte del gruppo, fumano per distinguersi, fanno l’amore per curiosità o per sfida, spesso senza protezioni. Non cercano il rischio, ma lo sfiorano ogni giorno con la leggerezza di chi crede che certe cose capitino sempre agli altri.

Eppure, dietro quella spavalderia, c’è un vuoto più profondo di quanto appaia: la solitudine, la fatica di crescere in un tempo incerto, il bisogno di appartenenza. È di questo che si parlato al Festival della Salute nel talk moderato da Elvira Naselli con Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, e Giovanni Addolorato, responsabile del Centro di Alcologia del Gemelli dove è attivo un ambulatorio in cui vengono seguiti i ragazzi che hanno problemi di alcol.

“Less is better”: meno bevo, meglio è

“Per anni si è creduto che un bicchiere di vino potesse proteggere il cuore, ma è una falsa notizia: l’alcol è tossico per tutti gli organi”, ha spiegato Giovanni Addolorato. “Less is better, meno bevo, meglio è”, ha aggiunto. “Bere una o due unità alcoliche al giorno, se si è adulti, comporta un rischio basso ma non nullo. Questo non vale per adolescenti e over 65, perché i primi non hanno ancora sviluppato gli enzimi che metabolizzano l’alcol, mentre negli anziani questi enzimi si riducono. E se si beve a digiuno, il danno è ancora maggiore, perché i pasti rallentano l’assorbimento dell’etanolo”.