Sono quasi quarantamila le persone che ogni anno finiscono in ospedale per “binge drinking” – letteralmente “abbuffata alcolica”, la pratica di assumere più bevande alcoliche in un intervallo di tempo breve. E uno su dieci è un giovanissimo, con meno di quattordici anni. Per questo, secondo Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol e del centro di collaborazione Oms per la ricerca sull'alcol, è “urgente cambiare la cultura del bere, avviare in tutte le scuole, a partire dalle elementari, iniziative rivolte a informare i più giovani sui rischi dovuti al consumo di alcol perché non hanno la percezione e la consapevolezza di cosa possa loro accadere”.
Ogni anno, sostiene l’esperto, per binge drinking “si registrano 39mila accessi al Pronto soccorso, il 10% ha meno di 14 anni. Ma è solo la punta di un iceberg perché la maggior parte dei ragazzi intossicati non viene riferito all'attenzione di un intervento medico in ospedale per paura degli amici o vergogna dei genitori, un comportamento che può pregiudicare l'esito del recupero. Ecco perché nelle scuole quando parlo ai ragazzi spiego loro come comportarsi in caso un amico presenti i tipici sintomi di intossicazione e ubriachezza: mai sdraiarlo a terra con la bocca rivolta verso l'alto ma metterlo su un fianco per evitare che il vomito soffochi, farlo camminare e dargli caffè fino all'arrivo dei soccorsi”.







