Ci sono paure che non finiscono con l'adolescenza. Quanti di noi ancora sognano l’esame di terza media o di maturità? Quell’ansia che ci possedeva da ragazzi di non raggiungere gli obiettivi o comunque non nel modo sperato.Poi sopraggiunge un’altra, in età adulta: sedersi davanti a un libro e accorgersi di non ricordare più come si studia. Succede quando la vita è già piena di lavoro, di figli, di bollette, o genitori da assistere. Succede quando decidi di ricominciare.Anche a me è successo. Ed è una bella storia che voglio condividere. Mi sono iscritta all’Università per conseguire una seconda laurea in Psicologia convinta che sarebbe bastata la motivazione. Prima avevo seguito un master di criminologia per rafforzare le mie competenze, chiamati come siamo, noi giornalisti, a discutere di tutto, dalla politica, ai casi di cronaca nera. Ogni tanto mi chiedevo: chi sono io per intervenire?E dunque ho pensato che studiare potesse rendere più competenti le mie posizioni. Poi sono arrivati gli esami, la programmazione, l'ansia di non riuscire a tenere il passo. Ho interrotto, ho ripreso, mi sono sentita in imbarazzo davanti a tanti studenti molto più giovani. Ho capito che la difficoltà più grande non era studiare, ma convincermi di avere ancora il diritto di farlo.Continuiamo a pensare che lo studio appartenga a una precisa stagione della vita. Prima si studia, poi si lavora. Come se la conoscenza avesse una data di scadenza, o come se il desiderio di capire il mondo dovesse esaurirsi assieme alla giovinezza.Eppure sta accadendo il contrario. Crescono gli iscritti ai corsi serali, aumentano gli adulti che tornano tra i banchi. C'è chi vuole un lavoro migliore, chi ha interrotto gli studi molti anni fa, chi sente semplicemente il bisogno di imparare qualcosa che allora non aveva potuto scegliere.Mattia Frisenda, docente di Lettere all'Istituto “V. Bachelet” di Copertino, racconta una realtà che raramente affrontiamo nel dibattito pubblico, ovvero gli iscritti ai corsi serali che spesso hanno avuto iter di eccellenza.«Gli studenti, madri, padri e corsisti con diverse primavere alle spalle, raggiungono il massimo del punteggio agli esami di Maturità e decidono anche di andare oltre, proseguendo gli studi anche in ambito universitario». Descrive persone che, finite le ore di lavoro, tornano a scuola con la testa ancora piena di responsabilità, ma anche di domande.«La scuola, life long learning, ovvero di apprendimento permanente e formazione continua, sa regalare grandi soddisfazioni e non è certo la fascia d’età o il particolare storico di uno studente a poterlo impedire. Bisogna quindi dare fiducia e spendere attestati di stima verso chi si rimette in gioco, verso chi decide nuovamente di investire nello studio, nell’istruzione e nella formazione, perché i sacrifici, a qualsiasi età, devono rappresentare l’unico modo per ripagare se stessi. Tutto questo è possibile se a fianco di questi studenti ci sarà sempre un docente motivatore che sappia immedesimarsi empaticamente con un nuovo universo educativo».In un Paese che invecchia, che investe poco nella formazione continua e che spesso considera l'età adulta il tempo delle certezze, rimettersi sui libri è uno dei diritti più naturali. Non si studia soltanto per ottenere un titolo, ma per restare vivi, curiosi, liberi.