Giorgia Meloni è ancora in Puglia, ma il relax agostano nella Valle d’Itria – intervallato dai fischi dei tarantini durante la cerimonia di apertura dei Giochi del Mediterraneo – ha le ore contate. Perché, nel primo weekend da bollino rosso sulle autostrade per i rientri dalle vacanze, il prezzo dei carburanti continua a salire. E il controesodo rischia di diventare un bagno di sangue per il governo a livello di consensi. Lunedì è l’ultimo giorno di sconto sulle accise sul gasolio, che sabato alla pompa ha toccato i 2,128 euro al litro sulle strade e 2,2 in autostrada, mentre la benzina è arrivata a quota 2,008 sulle strade e 2,085 in autostrada: stando alle rilevazioni settimanali del ministero delle Imprese è il record da marzo 2022, subito dopo l’inizio dell’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina. Quando il governo Draghi fu costretto a intervenire in corsa con uno sconto di 25 centesimi.

Le associazioni consumatori gridano alla stangata e chiedono di varare al più presto un nuovo intervento muscolare, ma la strada è in salita. Gli sgravi fiscali varati dopo l’avvio della guerra di Usa e Israele contro l’Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz sono costati a partire da marzo oltre 2,2 miliardi di euro alle casse pubbliche. Eppure, anche volendo ignorare il fatto che quegli aiuti sono notoriamente regressivi, gli effetti concreti per gli automobilisti si sono rivelati effimeri: il beneficio viene via via puntualmente assorbito dall’aumento della componente industriale, che dipende dalle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati ma anche da margini di raffinazione, cambio euro-dollaro, costi di approvvigionamento e distribuzione. Così, per esempio, in meno di un mese il taglio di 17 centesimi al litro solo sul gasolio (14 centesimi di accisa più l’effetto Iva) entrato in vigore il 28 luglio e prorogato il 4 agosto è stato completamente “mangiato” dall’aumento delle quotazioni.