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L'acquisizione a marzo della danese GN Hearing ha segnato un prima e un dopo nella storia di Amplifon. Non solo per il valore dell'operazione, 2,3 miliardi di euro, la più grande nella storia del gruppo controllato dalla famiglia Holland con oltre il 70% dei diritti di voto, ma anche perché trasforma il business della società italiana dei servizi per l'udito. Da fine anno, quando è previsto il closing, diventerà a tutti gli effetti un produttore di apparecchi acustici.
Piazza Affari ha impiegato qualche mese per digerire l'operazione. All'inizio il titolo ha sofferto, anche a causa dell'aumento di capitale da 453 milioni varato per finanziare l'acquisizione. Un calo del valore colto però da un guru della finanza italiana come Giovanni Tamburi, che ne ha approfittato per arrotondare la sua quota da poco più del 3% al 3,8%.
Poi gli investitori hanno iniziato a guardare maggiormente alla ratio industriale e alle sinergie attese a livello di ebitda, quantificate in 60-80 milioni entro il 2029. Le successive promozioni degli analisti e i conti del primo semestre, chiuso con un utile cresciuto in doppia cifra a 102 milioni (+12%), hanno fatto il resto. Così le azioni del gruppo guidato dal ceo Enrico Vita hanno guadagnato circa il 10% nell'ultimo mese a Piazza Affari, anche superando i 12 euro (venerdì 11,8 euro, invariata) e portando la capitalizzazione a 3,2 miliardi.







