L’ex componente del Consiglio di vigilanza Bce: "Il governo interviene a gamba tesa su un’operazione di mercato. Dubbi sulla necessità di un terzo polo". Crédit Agricole difficilmente accetterà un’operazione ostile. Francoforte guarderà soprattutto all’execution risk
“Una mossa difensiva ma al tempo stesso offensiva, con una buona dose di spregiudicatezza, più che il risultato di una strategia industriale costruita nel tempo”. È così che Ignazio Angeloni, economista ed ex componente del Consiglio di vigilanza della Bce, commenta ad Adnkronos, la doppia operazione lanciata da Mps su Banco Bpm e Banca Generali dopo il via libera del consiglio di amministrazione. Nel mirino anche il ruolo della politica: “Il governo interviene a gamba tesa contro un’operazione di mercato in corso”, aggiunge. E sulla complessità della sfida l’economista ricorre a una battuta: “Consiglierei al dottor Lovaglio di chiedere aiuto a Tom Cruise, quello di Mission Impossible”.
Angeloni, l’operazione di Lovaglio è una vera alternativa industriale all’offerta di Intesa o una mossa difensiva?
“Se di pura strategia industriale si trattasse, l’avremmo vista fin dall’inizio. No, si tratta evidentemente di una mossa difensiva scaturita dall’opportunità del momento. Difensiva ma al tempo stesso offensiva, con una buona dose di spregiudicatezza. L’obiettivo è rendere al tempo stesso l’Opas di Intesa obsoleta e il gruppo Mps un boccone troppo grande per qualunque prospettiva di acquisizione, perlomeno in Italia. L’amministratore Lovaglio dimostra ancora una volta coraggio, fantasia e capacità di azione rapida, ottime doti per un capo operativo. Altra questione è però quello che è realistico fare e, soprattutto, quello che è bene fare dal punto di vista del sistema bancario italiano e di quello europeo”.













