Il Centro – parafrasando un’espressione del Principe di Metternich – oggi è un’espressione geometrica, non più un riferimento politico perché è sparita la classe di riferimento, ovvero quel ceto medio che si è impoverito ed è scivolato verso una condizione economicamente precaria con lo spettro della povertà. Siamo di fronte ad un capitalismo che in ferocia supera quello di metà Ottocento e non si è stati capaci di arginarlo.

Si è così avuta una radicalizzazione culturale e poi politica di questa fascia di popolazione, incattivita e spaventata. Un processo che la sinistra non ha saputo leggere, lo ha guardato con sufficienza, concentrando buona parte della sua iniziativa sui temi woke e trascurando totalmente le questioni che riguardano le condizioni materiali di vita. Lasciando che nel vuoto di iniziativa politica per affrontare i problemi reali del quotidiano, si innestasse, anche da noi, la cultura Maga che i problemi non li risolve, offre demagogia, sogni a buon mercato, ma soprattutto un colpevole, un obiettivo con cui prendersela, ovvero il migrante, usato anche per alimentare l’insicurezza e la paura. In sostanza la destra dice: “fate una vita di m… ma vi diamo qualcuno da bastonare”.