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Ultimo aggiornamento: 18:16

Era il 2011 quando un finanziere americano fra i più ricchi del mondo, Warren Buffett, dette ragione nientemeno che a Karl Marx, affermando che: “La guerra di classe esiste, l’abbiamo condotta noi ricchi e l’abbiamo anche vinta”. Il fondatore tedesco del comunismo lo aveva scritto nel 1848: “La storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotte di classi”.

In epoca premoderna avevano dominato il clero e la nobiltà di sangue, a spese di contadini, artigiani e schiavi commerciali. In epoca moderna la borghesia capitalista aveva esercitato uno “sfruttamento spietato” a danno degli operai e dei lavoratori salariati in genere (per riprendere un’espressione del filosofo anticomunista Karl Popper). Oggi a dominare è la finanza, con l’ausilio e la complicità di figure politiche che, a Destra come a Sinistra, dopo il 1989 hanno svenduto se stessi, il benessere del popolo e la stessa democrazia in cambio di sostentamenti economici e mediatici tali da consentire la vittoria di “libere” elezioni a cui, ormai, partecipa meno della metà della popolazione.

Il risultato è che l’1% della popolazione mondiale possiede il 45% della ricchezza complessiva, mentre in Italia il 91% dell’incremento di ricchezza degli ultimi 15 anni è andato al 5% di popolazione più ricco (Fonte: Rapporto Oxfam Italia, Gennaio 2026, “Nel baratro della disuguaglianza”). In generale, la ricchezza dei 12 paperoni del mondo è aumentata nel 2025 di 2.500 miliardi di dollari, cifra che corrisponde a quanto posseduto da oltre 4 miliardi di persone povere.