Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 17:27

La natura essenziale dell’essere umano è egoistica e prevaricatrice. Non è l’unica, certo, ma credo sia quella fondante. Il filosofo Nietzsche la definiva “volontà di potenza”, scrivendo che “la vita è essenzialmente appropriazione, violazione, sopraffazione di tutto quanto è estraneo e più debole […] Lo sfruttamento non compete a una società guasta oppure imperfetta e primitiva: esso concerne l’essenza del vivente […] è una conseguenza di quella caratteristica volontà di potenza che è, appunto, la volontà della vita” (Al di là del bene e del male § 259, 1886).

Pochi decenni dopo – si era già entrati nel XX secolo – Sigmund Freud rinforzava il discorso su un piano psicologico: “Una parte di vero dietro a tutto questo c’è, anche se sovente non viene riconosciuta, ed è che l’uomo non è una creatura mansueta, bisognosa d’amore, capace al massimo di difendersi quando è attaccata; è vero invece che occorre attribuire al suo corredo pulsionale anche una buona dose di aggressività. Ne segue che egli vede nel prossimo non soltanto un eventuale soccorritore e oggetto sessuale, ma anche un oggetto su cui può magari sempre sfogare la propria aggressività, sfruttarne la forza lavorativa senza ricompensarlo, abusarne sessualmente senza il suo consenso, sostituirsi a lui nel possesso dei suoi beni, umiliarlo, farlo soffrire, torturarlo e ucciderlo. Homo homini lupus, chi ha il coraggio di contestare questa affermazione dopo tutte le esperienze della vita e della storia” (Il disagio della civiltà, 1929).