Forse è arrivato il momento per dirlo con chiarezza e senza equivoci. Parlando della coalizione di centrosinistra, l’alleanza si può definire tale solo se esiste - accanto alla sinistra radicale e massimalista del Pd, la sinistra populista e demagogica dei 5 stelle, la sinistra estremista e ideologica di Avs e la sinistra classista e pan sindacale della Cgil di Landini - anche e soprattutto una quarta gamba: centrista, moderata e autenticamente riformista. E questa quarta gamba si può e si deve chiamare Margherita. Certo, dico Margherita per intenderci pur sapendo, come ovvio e persin scontato, che l’esperienza originaria e specifica della Margherita di Rutelli, Marini, Mastella e Parisi non è più riproponibile per svariate e molteplici motivazioni.
Ma, per fermarsi alla componente centrista e riformista, è di tutta evidenza che questa presenza si rende necessaria per almeno due motivazioni di fondo.
Innanzitutto perché senza questa presenza politica ed elettorale - cioè una lista - non si può parlare di coalizione di centro sinistra ma solo e soltanto di una alleanza di sinistra che raccoglie, sì, le mille sfumature di rosso presenti nella società italiana ma che non può essere affatto ascrivibile ad una coalizione di centro sinistra. E l’unica condizione che può far ritornare il cosiddetto “campo largo” ad una coalizione di centro sinistra è la presenza di una lista/luogo di centro che sia in grado di sapere intercettare quell’elettorato che non vota centro destra e che, soprattutto, non si riconosce nell’universo della sinistra.








