Continuo non capire la smania di centro, in generale. Nel centrosinistra, in particolare. Il bisogno qual è? Moderatismo, conservatorismo, liberalismo e a seguire gli altri ‘ismi’ da incastrare? Romano Prodi ha detto che è il momento di unirsi. Compattarsi. Nel campo largo gli aspiranti centristi sono dentro il Pd, i riformisti figli del ceppo dei miglioristi del Pci, poi ci sono pezzi dell’ex democrazia cristiana, ex asinelli, margheritini, nostalgici del prodismo di qualità. Fuori ci sta il ‘movimento più uno’ di Ernesto Maria Ruffini ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, una potenziale lista di sindaci, Matteo Renzi con la Casa Riformista. Quasi per certo il centrosinistra ha perso Carlo Calenda, con Azione ha rotto ovunque a sinistra per ammiccare a destra, e Luigi Marattin, del partito liberaldemocratico, ex Pd, ex Italia Viva, nella sterminata lista degli ex renziani sparsi nell’universo mondo che hanno litigato con il loro talent scout, Matteo Renzi.
Qual è il pathos, il codice identificativo di quel centro di cui si sente tanto il bisogno che all’interno del campo largo non c’è? Aiutatemi. Sui principi, o meglio sugli slogan generalisti tutti convengono, lotta ai sovranismi, viva l’Europa, per la pace, no alle guerre, meno tasse, aumentare gli stipendi. Forse i distinguo stanno nella politica estera, verso il conflitto russo ucraino, mando le armi, non mando le armi, via diplomatica? Ma qui tocca all’intero arco costituzionale un bagno di umiltà. L’errore di Bruxelles si tocca con mano ogni giorno e, infatti, ci ha condotto agli shock energetici che deve patire l’Italia e a una corsa ingiustificata al riarmo. Appena dopo l’inizio del conflitto l’Europa doveva assumere un ruolo di terzietà dal quale far partire immediatamente la diplomazia, condannare aspramente l’invasione russa e fare la tara alle responsabilità ucraine tenute nel corso degli anni. La preferenza è corsa per abbracciare l’Ucraina e ora siamo in un vicolo cieco incapace di uscirne. Con buona pace del centrismo nostrano, dentro e fuori il Pd. Dentro e fuori la famiglia del socialismo europeo, intrisa di baci e abbracci e grandi dosi d’ipocrisia. Oggi la Spagna sostiene l’Ucraina ma rimane la più esposta nell’acquisto di gas russo. Senza contare i paesi che introiettano petrolio di nascosto.







