I monopoli tecnologici hanno vita breve, e la sicurezza non si costruisce sul vantaggio del momento ma sulla capacità di generarne di nuovi, il che richiede istituzioni scientifiche libere, adeguatamente finanziate e collegate fra loro. Il professor Uricchio analizza la strategia su scienza e tecnologia degli Usa, usando anche la lente italiana

Per Antonio Uricchio, la National Security Science & Technology Strategy (Nssts) presentata in settimana da Washington, qualifica la leadership scientifica e tecnologica non come uno strumento della sicurezza nazionale, ma come un suo obiettivo autonomo, un national security objective. Il docente, membro del consiglio direttivo dell’Agenzia della Santa Sede per la Valutazione e la Promozione della qualità delle Università e Facoltà Ecclesiastiche e già rettore dell’Università di Bari e presidente dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), spiega che “da questa premessa discende l’intera architettura, che si regge su quattro direttrici: concentrare la competizione tecnologica nei settori in cui gli Stati Uniti dispongono già di un vantaggio, ridurre la vulnerabilità delle filiere critiche, accorciare i tempi che separano la ricerca dall’impiego operativo e proteggere il sistema della ricerca da furto, sviamento e sfruttamento”.