L’Italia dispone di strumenti e competenze, ma manca ancora una visione unitaria della sicurezza nazionale. In un contesto segnato da crisi globali e nuove vulnerabilità, il nodo è costruire una strategia capace di integrare difesa, economia, energia e resilienza del sistema-Paese. Il commento di Giovanni Castellaneta e Pasquale Preziosa
La recente National Security Strategy britannica merita attenzione non tanto per le minacce che individua, quanto per il metodo che propone. Il documento parte da una constatazione ormai condivisa da gran parte delle democrazie occidentali: il mondo trasformato dalla guerra in Ucraina, dalla competizione strategica tra Stati Uniti e Cina, dal ritorno della guerra convenzionale in Europa, dalle minacce ibride e dalla crescente instabilità internazionale non può più essere governato con gli strumenti concettuali del passato.
In questo contesto, la sicurezza non coincide più esclusivamente con la difesa. Comprende l’energia, le infrastrutture critiche, il cyberspazio, le reti di comunicazione, la sicurezza economica, le catene di approvvigionamento, la resilienza delle istituzioni e persino la capacità di una società di resistere alla manipolazione informativa. La vera novità della strategia britannica risiede proprio in questa visione integrata.







