La vera novità della strategia britannica è aver compreso che la sicurezza nazionale non riguarda soltanto la difesa del territorio, ma la capacità complessiva della nazione di preservare la propria libertà di decisione e di azione in un ambiente strategico sempre più instabile. Mentre in Italia… Il commento del generale Pasquale Preziosa
La pubblicazione della National Security Strategy del Regno Unito rappresenta uno dei documenti strategici più significativi prodotti in Europa negli ultimi anni. Non perché introduca una visione rivoluzionaria o una dottrina completamente nuova, ma perché certifica un cambiamento ormai irreversibile: la fine dell’ordine strategico emerso dopo la Guerra Fredda e l’ingresso delle democrazie occidentali in una fase caratterizzata da competizione permanente, vulnerabilità e crescente incertezza.
La strategia britannica parte, infatti, da una constatazione ormai difficilmente contestabile. Il ritorno della competizione tra grandi potenze, la guerra in Ucraina, la crescente assertività cinese, l’uso permanente delle minacce ibride e l’incertezza sul futuro coinvolgimento americano nella sicurezza europea costituiscono il nuovo contesto strategico nel quale gli Stati sono chiamati a operare. Da questa premessa deriva una conseguenza altrettanto importante.










