Il mondo sta cambiando rapidamente. Che l’Europa sia costretta a navigare tra minacce militari, incertezze strategiche e una profonda trasformazione demografica, tecnologica ed ecologica è già noto. Ma se si vogliono prendere sul serio le conclusioni del recente documento di strategia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, il vecchio continente si trova di fronte alla prospettiva di una «cancellazione» della sua civiltà. È un linguaggio molto forte, che esige una risposta. E che obbliga l’Europa a farsi valere.
Il progetto europeo oggi è esposto a seri rischi: la minaccia militare e strategica della Russia, l’inondazione economica cinese e l’allontanamento strategico-culturale degli Stati Uniti dall’Unione Europea, con conseguenze difficili da prevedere. Tutte queste cose amplificano i problemi esistenti: senza processi decisionali efficaci nell’ambito della politica estera e di sicurezza, l’Unione si indebolirà. Senza una capacità di difesa autonoma e senza una cruciale infrastruttura finanziaria propria, perfino il mercato unico non è più un asso nella manica. L’«incompiutezza» dell’UE offre a soggetti terzi l’occasione per dividerci e ricattarci, come dimostrato dai negoziati commerciali con gli Stati Uniti dell’estate scorsa. La crescita economica e tecnologica dell’Ue è stata frenata dall’effetto combinato dell’eccesso di regolamentazione a livello comunitario e degli atteggiamenti miopi e nazionalistici degli Stati membri. Non riusciamo ad avere l’ambizione e la capacità di visione che sarebbero necessarie per plasmare il nostro futuro.








