La visione di Michael Kratsios ispira la nuova strategia tecnologica dell’amministrazione Trump e l’ambizione di una nuova “età dell’oro” della scienza americana. Innovazione, sicurezza nazionale e competizione con la Cina vengono ricondotte a un’unica sfida strategica, con un ruolo più attivo dello Stato nel sostenere e orientare ricerca, capitale e sviluppo tecnologico. Il commento di Stefano da Empoli, presidente di I-Com
Per interpretare correttamente origine e raggio d’azione della National Security Science & Technology Strategy, pubblicata nei giorni scorsi dall’amministrazione Trump, non bisogna guardare solo alla National Security Strategy, licenziata nel novembre scorso e di cui la strategia ora divulgata è il braccio tecnologico, ma per certi versi soprattutto al rapporto “Science: a New Golden Age” uscito a fine luglio e firmato da Michael Kratsios, direttore dell’ufficio della Casa Bianca per le politiche scientifiche e tecnologiche.
Dopo che David Sacks, fino a qualche mese fa zar per l’intelligenza artificiale e la cybersecurity, è tornato a San Francisco alle sue attività di venture capitalist (anche se continua ad essere un consulente del presidente), Michael John Kotsakas Kratsios, quarantenne dalle chiare origini greche, è rimasto di gran lunga la persona più influente in materia tecnologica nell’attuale amministrazione statunitense. Di cui non è certo una meteora visto che, appena trentenne, fu nominato all’inizio del primo mandato di Trump Chief Technology Officer Usa per poi assumere negli ultimi sei mesi lo strategico ruolo di sottosegretario alla difesa per la ricerca e l’ingegneria. L’aspetto che separa Kratsios da Sacks ma anche da Musk e dai tantissimi altri approdati a Washington dalla Silicon Valley e dai board meeting aziendali per lavorare in questa amministrazione è che la sua carriera è iniziata e sta proseguendo nel settore pubblico. Con un antipasto, quando era ancora uno studente di Princeton, come stagista di Lindsey Graham, senatore repubblicano recentemente scomparso che, dopo la morte di John McCain, è stato per molti anni la voce repubblicana più autorevole sui temi di politica estera e di sicurezza.







