Un intervento pubblico del sottosegretario di Stato americano Jacob Helberg contro il modello di “digital sovereignty” promosso dalle Nazioni Unite va oltre il dibattito sull’intelligenza artificiale. Delinea una visione della competizione tecnologica fondata su ecosistemi di partner fidati, con implicazioni dirette anche per il dialogo strategico tra Italia e Stati Uniti
L’idea che ogni Paese debba costruire una propria filiera nazionale dell’intelligenza artificiale rischia di produrre un mondo di copie, non di innovatori. È il messaggio al centro dell’intervento pubblicato il 23 giugno da Jacob Helberg, sottosegretario di Stato americano per gli Affari economici e architetto di “Pax Silica”, l’iniziativa – in questi giorni diventata mainstream per via del summit organizzato a Washington – con cui gli Stati Uniti puntano a costruire una rete di partner fidati per le filiere strategiche dell’intelligenza artificiale.
Nel suo intervento, Helberg prende di mira l’approccio che attribuisce alla strategia delle Nazioni Unite sulla governance digitale: l’idea che la sovranità tecnologica richieda per ogni Paese un’infrastruttura nazionale completa, dai data center ai modelli di intelligenza artificiale, fino alla capacità di sviluppare autonomamente ogni componente della filiera. Secondo Helberg, questa impostazione finirebbe per incentivare una moltiplicazione di progetti identici, destinati a inseguire tecnologie già sviluppate altrove anziché generare innovazione.









