Gli Stati Uniti mettono ricerca e biotecnologie al centro della sicurezza nazionale. Giuseppe Novelli, genetista di Tor Vergata e membro del Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita presso la presidenza del Consiglio, spiega perché il biotech è diventato un fattore di potenza e quale sfida si apre per Italia ed Europa
La leadership scientifica e tecnologica non è più soltanto una condizione della competitività economica, ma diventa essa stessa un obiettivo di sicurezza nazionale. È probabilmente questo il passaggio più significativo della nuova National Security Science and Technology Strategy (Nssts) degli Stati Uniti, appena pubblicata: un documento che ridisegna il rapporto tra ricerca, innovazione, industria e sicurezza e colloca le biotecnologie, insieme all’intelligenza artificiale e alle tecnologie quantistiche, tra le aree potenzialmente più trasformative dei prossimi anni.
La strategia nasce per sostenere gli obiettivi della National Security Strategy americana del 2025 e parte da una constatazione: la competizione tra potenze si gioca ormai anche sulla capacità di produrre conoscenza, trasformarla rapidamente in tecnologia e difendere ricerca, dati, infrastrutture e catene di approvvigionamento dalla dipendenza o dall’interferenza degli avversari.








