I dati biologici sono una risorsa decisiva per accelerare ricerca e sviluppo di nuove terapie, ma con sistemi di Ia sempre più potenti possono diventare anche un asset sensibile. Un nuovo report di Rand individua nove misure per rafforzare la biosecurity senza frenare l’innovazione scientifica
L’intelligenza artificiale promette di accelerare la scoperta di nuovi farmaci, progettare proteine, analizzare quantità di dati biologici prima ingestibili e rendere più veloce una parte crescente della ricerca biomedica. Ma proprio gli strumenti e i dati che rendono possibile questa accelerazione potrebbero avere un’altra faccia: nelle mani sbagliate, potrebbero abbassare alcune delle barriere che finora hanno reso estremamente complessa la progettazione di una minaccia biologica.
È da questo paradosso che parte il nuovo report della Rand Corporation, uno dei più influenti think tank statunitensi nel campo della sicurezza, della difesa e delle politiche pubbliche. Rand è un’organizzazione di ricerca indipendente, non profit e non partisan, nata nel secondo dopoguerra e oggi attiva in numerosi ambiti, dalla sicurezza nazionale alla salute, fino alle tecnologie emergenti.
Il rapporto, pubblicato il 18 agosto e intitolato “Building a Defense-in-Depth Biosecurity Strategy for the AI Era”, prova a rispondere a una domanda destinata a diventare sempre più importante per governi, aziende farmaceutiche, biotech e istituzioni di ricerca: come proteggersi dal possibile uso malevolo dell’Ia applicata alla biologia senza rallentare proprio quella ricerca che può produrre nuovi farmaci e terapie?







