Gli enti locali sono i maggiori committenti di contratti pubblici (35% per numero di procedure), seguire dagli enti del settore sanitario (18,8%) e quelli dei servizi di interesse generale (15 %); il 77,1% degli affidamenti con procedure aperte e ristrette viene effettuato dalle centrali di committenza (che coprono per importi il 96,6% del totale dei contratti), seguite dagli enti del settore sanitario (37,4%); in due anni le stazioni appaltanti si sono ridotte da 20.000 a circa 4000.
E' quanto emerge dalla lettura della relazione annuale dell'Autorità nazionale anticorruzione presentata il 21 aprile a Roma presso la Camera dei deputati.
In particolare, l'Autorità presieduta da Giuseppe Busia evidenzia che il valore complessivo della domanda, che ammonta complessivamente a circa 309,7 miliardi di euro, è associata per il 29,2% alle centrali di committenza (escluse le centrali di committenza del settore sanitario) di cui il 10,5% del valore complessivo della domanda è afferente a Consip S.p.A.; per il 19,7% al settore servizi di interesse generale (elettricità, gas, trasporti, telecomunicazioni, servizi postali, gestione rifiuti, approvvigionamento idrico, etc.); per il 15,6% alla tipologia settore della sanità; e infine per il 15,3% al settore degli enti locali (di cui 11,4% alle Città metropolitane, Comuni, Unioni di Comuni e Comunità montane).







