Gli inquirenti avrebbero individuato il "vettore" della ricina, che è stata poi ingerita da Sara Di Vita e dalla madre Antonella Di Ielsi. Perché le indagini per omicidio sarebbero sempre più vicine a una svolta: cosa è emerso dagli ultimi interrogatori
Sei ore, dalle 11 alle 17, è durato il confronto tra Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara, entrambe uccise dalla ricina lo scorso dicembre a Pietracatella, e Monia, amica d’infanzia oggi insegnante di matematica all’istituto tecnico agrario di Riccia. I due sono arrivati quasi alla stessa ora da ingressi diversi della Questura di Campobasso per un vero e proprio «faccia a faccia». Presente la procuratrice di Larino Elvira Antonelli e del capo della Mobile Marco Graziano. Il codice di procedura penale prevede questo tipo di confronto solo in caso di «gravi discordanze» tra deposizioni precedenti, precisa ancora il quotidiano. All’uscita, circondato dai cronisti, Di Vita si è limitato a dire: «A molte di queste domande potete darvi risposte da soli». Per l’uomo, 56 anni, commercialista ed ex sindaco Pd di Pietracatella dal 2006 al 2014, è la quinta audizione da quando l’inchiesta è aperta contro ignoti per omicidio volontario aggravato, mentre per Monia, sentita per la prima volta il 27 maggio, è la terza.












