Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, le due donne morte in ospedale a Campobasso dopo essere state avvelenate a Pietracatella alla fine dello scorso dicembre, è da oltre tre ore negli uffici della Questura di Campobasso. Gli investigatori hanno effettuato un confronto tra Di Vita e una donna sua amica. Nella questura sono presenti la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, e il capo della Squadra Mobile di Campobasso, Marco Graziano. L’attività investigativa si inserisce in un’inchiesta che, a quasi otto mesi dalla morte di Antonella e Sara, non ha ancora un indagato e cerca di ricostruire come la ricina sia entrata in contatto con le due vittime.
La procura di Larino procede per duplice omicidio aggravato contro ignoti. Due giorni fa era stata convocata anche Alice Di Vita. Il confronto arriva dopo settimane di nuovi accertamenti scientifici e testimonianze. Lo scorso 13 giugno era emerso che nel registro degli indagati era finita per favoreggiamento una donna, un’amica di famiglia. Non è noto se si tratti della stessa persona convocata oggi.
L’ultimo elemento emerso riguarda proprio Gianni Di Vita e la figlia Alice. Le analisi effettuate dal Robert Koch Institute di Berlino hanno escluso che i due siano stati esposti alla ricina. Gli specialisti tedeschi hanno cercato nei campioni di sangue la presenza di anticorpi che potessero indicare un precedente contatto con la tossina. L’esito è stato negativo, confermando quanto già indicato dagli esami del Centro antiveleni di Pavia.










