Campobasso, 20 agosto 2026 - Il giallo di Pietracatella potrebbe essere vicino a una svolta: Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte avvelenate con la ricina in Molise nello scorso dicembre, è di nuovo negli uffici della questura di Campobasso da oltre tre ore. Secondo indiscrezioni, è stato effettuato un confronto tra lo stesso Di Vita e una donna sua amica. Sono presenti la procuratrice di Larino Elvira Antonelli e il capo della Squadra Mobile Marco Graziano.
È la quinta volta che Di Vita viene ascoltato nell’ambito di indagini – quelle per la morte di Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita – che procedono da mesi contro ignoti in merito al reato di duplice omicidio premeditato e che stanno subendo un’accelerazione. Da destra, Sara Di Vita e la madre Antonella Di Ielsi, uccise con la ricina, in foto con il padre e la sorella sopravvissuti
Nei giorni scorsi la procura ha sequestrato a Di Vita un computer e dieci pen drive, chiavette esterne contenenti dati e file. Dalla convalida del sequestro si apprende che il provvedimento avviene nell'ambito dell'inchiesta nella quale sono indagati cinque medici per omicidio colposo e nella quale lo stesso Di Vita è parte offesa; nel secondo filone della stessa inchiesta si procede contro ignoti. I supporti informatici - si legge nel documento - potrebbero essere stati utilizzati da Antonella Di Ielsi che collaborava nell'attività professionale del marito e anche dalla figlia Sara, in particolare nel periodo della didattica a distanza durante la pandemia. La procura ritiene dunque che nel computer e nelle pennette potrebbero esserci documenti scritti dalle due vittime o tracce di navigazioni in internet pertinenti ai reati per i quali si procede. In questi giorni del ponte di Ferragosto l'attività in Questura a Campobasso non si è mai fermata e sono proseguiti gli interrogatori di persone informate dei fatti. Negli uffici della Squadra Mobile sono state convocate anche persone mai sentite finora.












