di
Marta Serafini
L’ex ministro degli Esteri di Kiev: «Fedorov non è pronto. Un cessate il fuoco? L'unico fronte possibile quello del Mar Nero»
«La corruzione resta una delle minacce più serie per lo Stato ucraino: non è solo un problema morale, ma un problema politico e di sopravvivenza nazionale». Per Dmytro Kuleba, ex ministro degli Esteri ucraino, gli ultimi scandali, i colpi inferti dalle strutture anticorruzione e la discussione sempre più esplicita sulla tenuta dell’attuale leadership stanno aprendo uno spazio politico nuovo, ancora fluido ma non più marginale. In questo quadro si inserisce anche la mossa dell’ex ministro della Difesa Mikhailo Fedorov, con la richiesta di voto.
Quanto pesa oggi la corruzione nella crisi politica ucraina? «Pesa moltissimo, perché in un Paese in guerra la corruzione non indebolisce solo le istituzioni: indebolisce lo Stato nel suo insieme. Ogni scandalo erode la fiducia dei cittadini, mette in discussione la credibilità della leadership e offre argomenti a chi, dentro e fuori dal Paese, vuole descrivere l’Ucraina come incapace di riformarsi mentre combatte per sopravvivere. Per questo non può essere trattata come una questione secondaria o solo giudiziaria: riguarda il funzionamento del potere, la tenuta del fronte interno e il rapporto con i partner occidentali».















