Ripensando a tante polemiche sulla corruzione, l’arretratezza e l’inefficienza della democrazia ucraina, agli esami che non finiscono mai cui viene costantemente sottoposta, anche sui nostri giornali, per adeguarsi ai presunti standard dell’Unione europea, non si sa davvero come reagire, adesso, davanti allo spettacolo al tempo stesso drammatico ed entusiasmante, incoraggiante da un lato e disperante dall’altro, delle manifestazioni a favore del ministro della Difesa improvvisamente estromesso dal governo, Mykhailo Fedorov, e dunque contro il presidente che ne ha deciso la sostituzione, Volodymyr Zelensky. C’è davvero da restare a bocca aperta davanti alle proteste della società civile, espressione che forse merita di essere usata seriamente solo qui, o forse invece no, almeno non in italiano, per non creare equivoci. Perché in Italia la retorica della società civile è stata per decenni lo strumento di campagne antipolitiche che hanno seminato il terreno su cui sarebbe germogliato il populismo grillino (poi imitato con successo dalla Lega di Matteo Salvini e infine dai Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni), e questa non è l’ultima delle ragioni per cui ancora oggi l’Italia è il paese europeo maggiormente permeabile alla propaganda russa.